Offerte I luoghi dell'entroterra

Entroterra Dietro la costa, un mare verde di tradizioni, cultura e sapori.

I luoghi dell'entroterra


La Riviera Romagnola, da sempre è sinonimo di divertimentificio, discoteche, mare e quant’altro, agisce spesso nell’immaginario delle persone come patria di una vacanza dai caratteri esclusivamente legati alla spensieratezza ed alla notte, il tutto senza tenere troppo in conto alla qualità.
Ebbene, tutto ciò è vero fino ad un certo punto, perché in realtà c’è un’altra faccia, o meglio, un altro versante, quello collinare, che al mare, promettente di occasioni, si affaccia solo da lontano e che preferisce guardare a sé stessa.
Una Riviera ancora troppo poco conosciuta, dal carattere intimista, che si osserva dentro e dalle proprie spalle, per scoprire e far scoprire una gamma ricca di profumi,colori e, soprattutto, di sapori.
Il bellissimo e suggestivo entroterra riminese è infatti non solo “da visitare” bensì anche “da assaggiare”, in particolar modo durante la stagione primaverile quando le nebbie da film di Fellini lasciano il posto alle fioriture dei prati e allo sbocciare di tutta una serie di prodotti fortemente rivalutati negli ultimi tempi.
E’ una Romagna riminese...completamente da rivalutare.

I ristoranti, le trattorie, le cantinette, i vini, Sangiovese e Albana uber alles, qualcuno grandissimo, solo da poco portato alla luce come si deve, le carni e i formaggi dimenticati.
L’entroterra riminese è una vera e propria terra di mezzo, incastonata tra il Mare Adriatico e le suggestive rupi e castelli della Repubblica di San Marino, il Montefeltro e i colli cesenati, striato dai fiumi Conca e Marecchia.
L’entroterra di Rimini è terra fertile, ricca di pascoli e frutteti, di vigne e boschi buoni per i funghi e il tartufo. Una campagna “perfetta” , tutt’altra cosa rispetto a quella delle grandi coltivazioni che si allunga a distesa d’occhio, bensì un paesaggio diversificato, in cui la collina selvaggia si sposa dolcemente con il campo arato.
E non solo. Chi viaggia per piacere alla ricerca di un turismo diverso, sa che questa zona è rimasta, in un certo senso, al Medio Evo. Il territorio si estende all’ombra dei castelli e dei borghi, e ognuno di questi “feudi” del gusto, propone atmosfere, prodotti tipici diversi, e la visita di uno non rende scontata l’altra.
L’itinerario, per una volta, non partirà dal luogo più accessibile, ma da quello forse più impervio.

Tre itinerari per visitare e conoscere il suggestivo entroterra della Provincia di Rimini

1° itinerario: dall’alto delle Rocche
Il primo itinerario vede protagoniste le imponenti ed affascinati roccaforti della Signoria dei Malatesta, edificate sulle alture più strategiche dell’entroterra.
Il percorso si snoda lungo la valle del Fiume Marecchia, un tempo vero e proprio “mare”, toccando, lungo la zona pianeggiante Santarcangelo di Romagna e le amene campagne di Poggio berni, fino a raggiungere, successivamente, i ruvidi speroni rocciosi dimore dei castelli malatestiani.

Santarcangelo di Romagna
Cittadina piacevole e vivibile, è riuscita a mantenere un solido legame con il proprio passato e le proprie, più profonde tradizioni.
Assolutamente da includere nel proprio itinerario la parte cosiddetta “alta” del borgo caratterizzata dalle incantevoli contrade le cui serpentine si snodano sotto gli imponenti profili del Campanone (sec XIX) e della Rocca Malatestiana (edificata nel 1300 e aperta al pubblico solo su prenotazione tel. 081-5751828)
Da non perdere la Chiesa della Collegiata, il Laboratorio Marchi (per le tele stampate) e, appena fuori l’abitato, l’incantevole Pieve di san Michele Arcangelo, risalente ai secc. VI – VII. Di importanza nazionale il Museo Etnografico.

Poggio Berni
Appena fuori il borgo di Poggio Berni, inoltrandosi nelle sue verdi campagne per non più di una manciata di chilometri, è possibile ammirare palazzi nobiliari (alcune dei quali sono stati finemente ristrutturati ed attualmente adibiti ad eleganti strutture di ospitalità) ed interessanti edifici cosiddetti “popolari”.
Fra i primi, citiamo Palazzo Marco Santi (sec. XIII) e Palazzo Astolfi (Sec. XVII), mentre tra il secondo genere di edifici merita una visita il Molino Moroni il quale, grazie ad un ambiente perfettamente conservato, svela mirabilmente le tecniche di lavoro impiegate presso i mulini della Valmarecchia.
Proseguendo nel nostro itinerario lungo la strada provinciale, allontanandosi da Santarcangelo, si giunge i breve tempo a Torriana, l’antica “Scorticara”, dominata dall’alto dal Castello di Montebello.
Il borgo di Montebello - nonostante debba gran parte della sua popolarità proprio all’antica Rocca posta sul punto più alto del borgo e resa famosa per la leggenda che la vorrebbe abitata dal fantasma di una bambina di nome Azzurrina - è una realtà molto interessante anche da un punto di vista storico.
Sia il borgo di Torriana che la Rocca di Montebello offrono interessanti testimonianze della famiglia dei Malatesti. Essendo presenti, in entrambi i centri, castelli e ruderi di torri costruite durante la dominazione dell'antica famiglia riminese.
A Torriana, inoltre, non si può tralasciare una visita alla chiesa locale all’interno della quale sono conservate pregiate tele del diciottesimo secolo di scuola romagnola.
La torre quadrata, risalente al 1200 e dalla quale deriva il nome moderno di Torriana, è ubicata sulla sommità di uno dei due colli rocciosi che danno identità al luogo, dominando l’intera valle del fiume Marecchia. Quel che resta dell'antico manufatto, recentemente consolidato, si staglia netto sulla pianura ed è visibile da lontano. Anticamente la costruzione di ponti la collegava alla Rocca.
Scendendo la gradinata della piazza di Torriana, sulla destra, zampilla una fontana singolare, è "L'Albero dell'acqua", una fantasiosa creazione del poeta e sceneggiatore Tonino Guerra. La scultura ricorda il fiume Marecchia e le sue acque vivificatrici che attraversano terre, memorie e sogni.
Raggiungibile a piedi, il santuario della Madonna di Saiano

Verucchio
Di rimpetto ai borghi di Torriana e Montebello, posto un su alto masso che si erige imponente dall’altro lato della vallata, a solo 10 minuti di macchina, il nostro itinerario ci porta in visita ad una delle capitali malatestiane, se non la più antica di tutte: Verucchio.
Il borgo di Verucchio è caratterizzato da un bel centro storico dominato dalla presenza di due possenti fortezze. Da visitare assolutamente la Rocca Malatestiana, fatta edificare dal capostipite fondatore della casata dei Malatesta, il leggendario Mastin Vecchio, detto il “centenario” proprio perché ebbe una vita di lunghezza straordinaria per i tempi: 100 anni!
La Rocca è interamente visitabile ed al suo interno è possibile visitare:
-    La Sala Grande
-    Le varie stanze che ospitano abitualmente mostre e interessanti allestimenti
-    Il Mastio con il suo terrazzo panoramico da cui si ammira uno stupendo panorama
-    Le segrete
-    La capiente cisterna del XIII secolo (28 mc) tuttora perfettamente funzionante
-    Lo spalto
-    La guardiola e la torre dell'orologio

Attualmente la Rocca del Sasso ospita una notevole collezione di armi medievali; è possibile ammirare, oltre al modello della prima bocca di fuoco comparsa in occidente, alcune armi ad avancarica , armature quattrocentesche, archibugi e una possente bombarda del XV secolo
Da visitare, inoltre, la Porta e la Rocca di Passerello, le Mura del Fossato, la Chiesa Collegiata e, appena fuori il centro abitato, la Pieve risalente al X° secolo ed il Convento francescano fondato nel 1215 e famoso per un enorme cipresso di ben 700 anni di vita!
Ma a Verucchio è possibile trovare anche delle ulteriori, straordinarie testimonianze di una particolarissima civiltà che qui si sviluppò  tra il Ix ed il VII secolo avanti cristo: la civiltà Villanoviana. I meravigliosi oggetti provenienti dagli scavi delle sue necropoli disseminate attorno all’abitato di Verucchio sono stati splendidamente ricomposti e raccolti presso il Museo Civico Archeologico della città, dando vita ad uno dei “tesori” più preziosi di questa parte d’Italia.
 

2° itinerario: borghi, paesi e campagne
Questo itinerario copre una parte considerevole della Valle del fiume Conca, andando a toccare i suoi centri abitati più popolosi, per terminare nel cuore della campagna selvatica ed incolta, straordinario ed unico ambiente naturale.
Partiamo da San Giovanni in Marignano, l’antico “granaio” dei Malatesta, un importante centro agricolo capace di conservare al suo interno ancora oggi tracce di antiche mura ed antichi edifici riadattati tra il XIX ed il XX secolo.
Seguendo il corso del Fiume Conca è possibile raggiungere molto velocemente Morciano di Romagna, capitale commerciale della valle, senza dubbio il centro più moderno le cui geometrie mantengono una singolare struttura novecentesca.
Da qui, attraversando spettacolari colline ricche di ottimi vigneti, si raggiunge San Clemente, non a caso detta “città del vino”, che presenta un piccolo centro fortificato, e poi Coriano, principale centro della Valle del Marano.
Coriano è una cittadina vivace ed attiva, che offre per i visitatori gli interessanti resti del Castello Malatestiano, le chiese ubicate nel suo centro storico, la Pieve di Montetauro.
Per rilassarsi, si consiglia un piacevole passeggiata nel vicino Parco del Marano.
Molto interessante, paesaggisticamente parlando la strada di crinale che da Coriano conduce ai due piccoli borghi forrtificati di Montecolombo e Montescudo, paesi che dominano il versante sinistro
Lungo la strada una visita è d’obbligo al piccolo ma pregevole castello i San Savino. A Montecolombo si viene accolti da una Porta di ingresso fortificata che introduce al centro storico, cinto da mura malatestiane. Da qui, in una manciata di minuti, eccoci a Montescudo: da visitare la Torre Civica che domina il panorama circostante fino al mare, e l’antica ghiacciaia. Nelle lussureggianti campagne circostanti troviamo il suggestivo borgo/castello di Albereto, il Santuario di Valliano (con affreschi del XV sec.) e l’annesso Museo etnografico, senza dimenticare la suggestiva e altamente simbolica Chiesa della Pace in località Trarivi, con il piccolo ma interessantissimo Museo della Linea Gotica.
L’ultima tappa di questo affascinate itinerario ci conduce a Gemmano, che riesce a compensare un minor interesse storico (causa la distruzione inflitta dal secondo conflitto mondiale) con una notevolissima offerta naturalistica.
In questo senso, la punta di diamante è rappresentata dalle famose Grotte di Onferno, uno straordinario e sorprendente complesso di origine carsica visitabili a pochi chilometri dal paese. Un fiume sotterraneo ha infatti scavato le rocce gessose dando luogo a cunicoli, stanze e corridoi sotterranei che si sviluppano per ben 750 metri ed al cui interno ha preso domicilio una nutrita colonia di pipistrelli.


3° itinerario: castelli in Collina
Il percorso in questione tocca una zona particolarmente “nobile” del territorio malatestiano, caratterizzato da bellissime colline sulle cui sommità sorgono imponenti castelli. Un’atmosfera del tutto particolare, da vivere tutta d’un fiato tra le rocche, le strade ed i palazzi storici di questo splendido angolo di Romagna

Montefiore
Il centro storico di Montefiore (inserito nel circuito dei “borghi più belli d’Italia) testimonia il ruolo di capitale medioevale della valconca assunta dal borgo in quei secoli, e dell’importanza che Montefiore rivestiva all’interno della Signoria dei Malatesta.
La sua Rocca è talmente imponente da risultare visibile sin da Rimini: nelle sue stanze, impreziosite da stupendi affreschi, trovarono ospitalità principi e papi.
Lungo i suggestivi e pittoreschi violi del borgo sarà possibile visitare la Chiesa di San Paolo (al cui interno si lascia ammirare un croci ficco ligneo del trecento), Porta Curina (impreziosita dalla presenza di un notevole stemma nobiliare, la Bottega del Vasaio (ove si producono ancora oggi terracotte secondo antichi metodi di lavorazione tramandati nei secoli) e la Chiesa dell’Ospedale, al cui interno troviamo affreschi risalenti al 1500.
Fuori, tra i fittissimi e rigogliosi boschi di castagne che avvolgono il borgo, sorge il Santuario della Madonna di Bonora.


Saludecio, ha esercitato un ruolo fondamentale nella vita della vallata solcata dal fiume Conca tra il XVI ed il XIX secolo. Segni di questo suo importante trascorso ne restano nell’armoniosa struttura urbana. L’ingresso attraverso la quattrocentesca porta marina conduce il visitatore alla chiesa parrocchiale di san Biagio; questa “piccola cattedrale” ospita anche il Santuario del beato Amato ed il relativo Museo, impreziosito dalla presenza di oggetti d’arte sacra di notevole pregio.
Da includere nella visita al borgo sicuramente Palazzo Albini, la Torre Civica, la Chiesa ed il Convento dei Gerolimini, la Porta Montanara, i vicoli illuminati dai bellissimi murales.

Mondaino
Da Saludecio ci spostiamo alla vicina Mondaino, un borgo fortificato assolutamente da non perdere, teatro ogni agosto di un famosissimo palio detto “del daino” caratterizzato da rievocazioni storiche ed enogastronomia che si rifà alla più antica tradizione del luogo.
Il centro storico del Mondaino è suggestivo e vivace, pieno di bellissimi vicoli, con i suoi caratteristici edifici in stile, e lo speciale stile di vita che si percepisce subito. Porta Marina, una possente architettura militare, immette immediatamente nella bella e rinomata Piazza Maggiore, di forma suggestivamente semicircolare arricchita ulteriormente da un portico ottocentesco. La Rocca del borgo, ottimamente conservata e testimone della migliore architettura militare malatestiana, ospita al suo interno il Municipio e le istituzioni culturali cittadine. Molto interessante la visita al Museo Paleontologico e la collezione di maioliche rinascimentali. Inoltre, la Chiesa di san Michele Arcangelo con le sue bellissime tele e paliotti decorati, ed il Convento delle Clarisse (aperto solo in occasioni particolari)

Montegridolfo
A pochi chilometri da Mondaino, dopo alcuni tornanti tra colline lussureggianti di boschi e prati in fiore, arriviamo a Montegridolfo. Oggetto di un minuzioso restauro che lo ha coinvolto totalmente, il borgo di Montegridolfo si presenta oggi come esempio di insediamento di origine malatestiana magistralmente conservato.
Il centro storico merita una visita completa, così come la Chiesa di san Rocco del 1300 (la quale custodisce una splendida tela di Guido Cagnacci, maestro romagnolo della seduzione e uno dei protagonisti del Seicento. L’opera, eseguita nel periodo giovanile, raffigura la Madonna col Bambino adorata dai Santi Sebastiano, Rocco e Giacinto) e la Chiesa di San Pietro, le cui origini sono anteriori all’anno Mille, ma che è stata ricostruita nel Secondo dopoguerra. Principali edifici del borgo, il Palazzo del Municipio e Palazzo Viviani, quest’ultimo attualmente adibito a prestigiosa struttura ricettiva di livello superiore.

San Leo
La città di San Leo – da pochissimo diventata parte integrante della Provincia di Rimini -   assai nota per le sue peculiarità geomorfologiche che la rendono simile ad una isola rocciosa che si staglia imperiosa sopra il panorama mozzafiato della costa, ospita nel centro storico meravigliosi esempi di architettura civile, militare e religiosa che si dipanano nello spazio con armonia ed equilibrio.
Da sempre chi visita la città non può che immergersi in una atmosfera unica ed autentica dove si è chiamati a respirare una storia antica e dove la magica alchimia confonde i confini tra realtà e leggenda
San Leo, detta già in passato Montefeltro, è situata a metri 583 s.m., a 32 km. da Rimini, nella Val Marecchia (SS 258), e si erige su un enorme masso roccioso tutt'intorno invalicabile: infatti per entrare in San Leo il viaggiatore può accedervi per un'unica strada, letteralmente tagliata nella roccia.
Sulla punta più alta dello sperone si eleva l'inespugnabile Forte, rimaneggiato da Francesco di Giorgio Martini, nel XV secolo, per ordine di Federico lll da Montefeltro.
L'antichissima città, che lo ricordiamo fu capoluogo (dall'origine alla fine) della contea di Montefeltro e teatro di battaglie civili e militari per circa due millenni, assunse con Berengario II addirittura il titolo di Capitale d'ltalia (962-964). S. Leone (sec. IV d.C.) ne fu l'evangelizzatore.
A San Leo trovò ospitalità Dante ("Vassi in San Leo...") ed anche S. Francesco d'Assisi, che proprio qui ricevette in dono il Monte della Verna dal Conte Orlando di Chiusi nel Casentino (1213). A tal proposito, si conserva ancora la stanza ove avvenne il colloquio fra i due uomini.
Nel forte, trasformato in prigione durante il dominio pontificio, furono rinchiusi il Conte di Cagliostro (con la leggenda avvolta attorno alla sua misteriosa morte, che tanto ancora attrae tra gli studiosi ed appassionati di tutto il mondo) che vi morì nel 1795, e il patriota e scrittore Felice Orsini (1844).
Notevole il patrimonio architettonico conservato e che vale davvero il viaggio a San Leo:
innanzitutto la Pieve preromanica, il più antico monumento religioso di San Leo e dell’intero territorio del Montefeltro.
Costituisce la prima testimonianza materiale della Cristianizzazione di questa zona dell’entroterra: la primitiva cellula di una storia che si mescola e confonde con la tradizione, ed a tutt’oggi è uno dei monumenti medioevali più affascinanti dell’Italia centrale: insieme all’adiacente Duomo ed alla Torre campanaria va a conformare un vero e proprio campo dei miracoli.
Poi il Duomo romanico lombardo del sec. Xll;
Saldamente ancorata alla roccia che la sostiene, la cattedrale di San Leone si erge su una protuberanza del masso leontino, in luogo consacrato sin dall’era preistorica alla divinità.
Il Duomo è’ certamente il più alto esempio d’architettura medievale conservato nel Montefeltro e costituisce una delle più singolari ed importanti testimonianze dell’architettura romanico-lombardo.
La struttura ingloba ed occulta i resti di una più antica fondazione religiosa, il Duomo altomedievale, costruito a ridosso del VII secolo quando Montefeltro (San Leo), eretta a ‘civitas’, divenne sede di una nuova diocesi.
La chiesa conserva un eccezionale corredo scultoreo che annovera, oltre ai capitelli corinzi del III secolo (d.C.), numerosi capitelli romanici variamente figurati, i più antichi dei quali rappresentano icasticamente i simboli del cristianesimo primitivo
poi il già più volte accennato Forte ed Il Museo di Arte Sacra  - recentemente allestito nel Palazzo Mediceo.
Inoltre, sparsi sul territorio comunale, dimorano suggestivi ruderi di diversi castelli, tra i quali quelli di Pietracuta, e di Piega, il bellissimo convento francescano di S. Igne da poco ristrutturato, il convento domenicano di Monte di Pietracuta, la chiesa di Montemaggio, con un pregevole soffitto di legno a cassettoni.
Il panorama che si gode da San Leo è uno dei più belli e caratteristici della regione la vista spazia sui monti circostanti e lungo, la vallata del Marecchia, fino al mare.
Dotata di moderni impianti sportivi, annovera oltre ai campi da calcio i, campi da tennis, una avio superficie dove è possibile praticare il volo a vela (aliante). Dalle rocce del monte San Severino e possibile decollare con il parapendio.

Pennabilli/Santagata Feltria  

Pennabilli
La città vescovile di Pennabilli, vera e propria capitale religiosa del Montefeltro e sede del Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro, è situata alle pendici occidentali del Monte Carpegna, là dove i versanti degradano verso il fiume Marecchia, a mt 629 sul livello del mare.
Pennabilli, è una cittadina dall'impianto tipicamente medioevale e deve il suo assetto urbano all'unione di due antichi castelli, quello dei Billi sopra la Rupe e quello di Penna situato sopra il Roccione.
Dal 15 agosto 2009 il Comune di Pennabilli non appartiene più al territorio della Regione Marche (provincia di Pesaro e Urbino): a partire da quella data, infatti, ne è stato distaccato congiuntamente ad altri sei comuni dell'Alta Valmarecchia in attuazione dell'esito di un referendum svolto il 17 e 18 dicembre 2006 che ha decretato il passaggio sotto la Provincia di Rimini.
Pennabilli è stretta da un forte legame con il Tibet, che risale al XVIII secolo, quando padre Orazio Olivieri partì dalla città dei Malatesta per creare una Missione cattolica a Lhasa.
A ricordo del missionario, sul punto più alto del paese, è stata installata una campana affiancata a tre mulini di preghiera tibetani o manikorlo (liberamente azionabili dai visitatori)
Tonino Guerra, celebre scenografo, poeta pittore e tanto altro ancora, vive e lavora a Pennabilli dal 1989 dando vita, proprio nella piccola cittadina, a numerose installazioni artistiche, vere e proprie mostre permanenti che prendono il nome de "I Luoghi dell'anima".
Di un certo interesse storico-artistico è il duomo, cattedrale della diocesi di San Marino-Montefeltro.

Sant'Agata Feltria
Questo incantevole borgo dell’entroterra romagnolo è dominato da un castello fiabesco, la 'Rocca Fregoso', costruita nel X secolo e rimaneggiata nel 1474 dal grande architetto senese Francesco di Giorgio Martini.
Oggi il castello è sede di un museo permanente che in ogni angolo nasconde oggetti d'arte e oggetti d'arredo, piccoli e grandi tesori.
Il suggestivo centro storico si Sant’agata Feltria riserva, agli sguardi dei viaggiatori, diversi edifici di notevole interesse, primo fra tutti il secentesco Teatro Mariani, interamente in legno, vera e propria perla artistica ed architettonica che dopo il restauro terminato nel 2002 è tornato al suo antico splendore.
Appena fuori, meritano una visita il convento e la chiesa di San Girolamo.
Nella vicina frazione di Petrella Guidi il borgo, intatto nel suo impianto medievale, è dominato da una rocca trecentesca.
Sant'Agata Feltria ospita nel mese di ottobre la rinomata e celeberrima Fiera Nazionale del tartufo bianco pregiato.

Nel cuore dell' entroterra riminese, punto d'incontro tra le terre del Marecchia, del Conca e del Montefeltro, si staglia in tutta la sua imponenza il monte di Titano, rocciosa dimora della
LA REPUBBLICA DI SAN MARINO.


La Repubblica di San Marino è la più antica repubblica Italiana; fu infatti fondata nel lontano 301 d.C. sulla vetta del monte Titano, a 15 Km dalla Riviera Romagnola, primo testimone dell'Appennino Centrale a oltre 700 metri sul livello del Mar Adriatico.
Ogni anno la Repubblica di San Marino è visitata da milioni di turisti provenienti dall'Italia o dal Mondo, che alloggiano per la maggiore parte a Rimini, Riccione, Cattolica, Milano Marittima o Cesenatico.

San Marino, oltre che una bellissima e suggestiva località meta di turismo da tutto il mondo, è anche uno straordinario esempio di indipendenza e di intensa attività internazionale.
La repubblica di San Marino, infatti, forte dei riconoscimenti ottenuta dai principali  organismi mondiali, vanta da sempre un indiscusso primato sui temi della pace, la libertà ed i diritti universali dell'uomo. Il proprio ordinamento giuridico ed istituzionale sono a sostegno della forma di governo più diffusa nel mondo: la democrazia.

Andare a San Marino conviene. Ci sono molti motivi per varcare il Confine di Stato. Shopping, paesaggio, gastronomia, filatelia e numismatica, manifestazioni, eventi, monumenti, musei, opere d'arte e luoghi turistici. L'ingresso è comodo: a fini turistici è possibile visitare San Marino senza passaporto. Sotto l'antica Bandiera bianca e azzurra della Repubblica di San Marino comprare è facile con l'utilizzo dell'Euro, la moneta dei 27 Stati membri dell'Unione Europea.
A pochi chilometri di distanza dalle principali località più rinomate della Costa Romagnola quali Rimini, Riccione, Cattolica, Cesenatico e Milano Marittima, San marino ed il suo meraviglioso centro storico rappresentano  un patrimonio per tutta l'umanità.

Il panorama dalle Rocche è incredibile e la stessa San Marino, durate le giornate più limpide diventa una vera e propria terrazza con la splendida vista sulla Riviera da un lato e sul verde e suggestivo entroterra dall'altro.
Lungo la passeggiata tra le vie, le piazze, le chiese, i mille negozi di San Marino, lo shopping diventa un piacere. Comprare a San Marino è facile. Tutto quello che si trova è a buon prezzo. Un souvenir è il primo istinto. Poi spazio alle emozioni più intense: un gioiello, un tipico prodotto artigianale, ceramiche, capi di abbigliamento firmati, profumi.

Le Torri di San Marino
Guaita, Cesta e la Torre del Montale sono le tre "penne" , le tre rocche che svettano lungo l’inconfondibile profilo del Monte Titano, simbolo stesso della piccola repubblica, da sempre baluardi a difesa della libertà, sacra ai sammarinesi. 

Prima Torre
“Omaggio” del periodo medioevale, costruita direttamente sulla pietra del monte senza alcuna fondamenta, la Prima Torre, a base pentagonale, risale al decimo secolo, anche se è stata rafforzata più volte nel corso dei secoli successivi.
La Prima Torre è detta anche "Rocca Guaita" e tra le sue solide pareti, protette da un doppio girone murario (quello esterno con merli e torrioni decapitati agli angoli), si riparava il popolo durante gli assedi. Alcuni ambienti furono adibiti a carcere e tali rimasero fino all'ottobre del 1970.
Nel cortile della Rocca sono presenti alcuni pezzi d'artiglieria risalenti all'ultima guerra.

Seconda Torre
Sul secondo e più alto picco del Monte Titano, a 756 metri di altezza, si erge la Seconda Torre, ovvero il Castello della Cesta, detta anche Fratta. Costruita alla fine del XI° secolo, anch'essa di pianta pentagonale, la Seconda Torre è stata sede del corpo di guardia, accogliendo al suo intero alcune celle delle prigioni. Verso la fine del 1500, esauritasi l'importanza strategica, la Torre cadde in disuso fino al 1930 allorché, nell'ambito dell'ammodernamento del Paese conseguente alla costruzione della ferrovia Rimini - San Marino, venne presa la decisione di restaurare i monumenti medioevali per incentivare l'afflusso turistico sul Titano.
Il Castello della cesta ospita attualmente il famoso il Museo delle Armi Antiche, capace di esporre  più di 500 oggetti tra armi bianche, armi in asta, armi da fuoco, archi, balestre, armature tutte risalenti a varie epoche tra il Medioevo e la fine dell'800. Il rimanente della collezione che nel suo complesso conta piu' di 1550 pezzi, si trova nel "Centro di studi sulle armi dal medioevo al novecento" a Borgo Maggiore.

Terza Torre
Infine, la Terza Torre detta del Montale, risalente alla fine del 1200.
Delle tre torri, questa è la più "piccola" considerando le dimensioni, nonostante abbia ricoperto un ruolo strategico difensivamente parlando. Infatti, rispetto alle altre due, è collocata nella migliore posizione per la vedetta. La Montale è un fortilizio dalla pianta pentagonale, restaurato diverse volte nel corso dei secoli, l'ultima nel 1935. L'interno contiene una prigione profonda 8 metri detta "fondo della torre". Intorno alla Rocca  è possibile scorgere si vedono grossi massi di roccia molto antichi, sovrapposti in modo primitivo a guisa di muri.
Il tratto di mura che dalla Seconda Torre porta al parcheggio della cava antica, appartiene ai resti della seconda cinta di mura della città costruita nel XIII secolo. La città di San Marino, infatti, era fortificata da tre cinta di mura costruite in tre differenti epoche e in gran parte abbattute per permettere l'espandersi della città.

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